IL BELLO DEL CALCIO
 
 
Ti ricordi?
   

La "rovesciata" è forse il gesto calcistico più spettacolare, ed è quello che rimane più impresso nella memoria degli amanti del calcio. Nella foto qui a fianco è possibile vedere l'istantanea della prodezza atletica di uno specialista degli anni '70-'80, il tedesco Klaus Fischer, centravanti possente che adoravo, che vinse per ben tre volte il premio per il più bel goal dell'anno, grazie ad altrettante rovesciate.

Personalmente, essendo interista, la rovesciata che mi ricordo più facilmente è quella datata 2 maggio 1971 in cui Boninsegna segnò un fantastico goal al Foggia nella partita che sancì la vittoria interista dello scudetto 1970-71 in rimonta sul Milan. Una volta, conversando con amici coetanei nerazzurri, ci trovammo tutti pronti e concordi nel ricordare quell'incredibile gesto del grande Bonimba.

Questo per dire che la bellezza del calcio è un patrimonio da salvaguardare perché ci accompagna per sempre nella nostra vita attraverso le imprese dei suoi protagonisti. Quanti nostri ricordi personali si legano e si cementano vedendo negli anni le movenze dei grandi campioni, i quali sono forieri di comportamenti e valori che spesso vanno anche ben oltre lo specifico merito sportivo. Come non sottolineare infatti la grande signorilità e la correttezza di giocatori come Picchi, Scirea, Facchetti, Zanetti e tanti altri che girando per il mondo hanno trasmesso a tutti il significato della lealtà sportiva.


Klaus Fischer (Lindberg, 27 dicembre 1949) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco. Cresciuto calcisticamente nello Zwiesel, fu ingaggiato a 19 anni dal Monaco 1860 nel 1968. Nel 1971 fu squalificato un anno poiché coinvolto un caso di illecito sportivo riguardo alcune partite della Bundesliga 1970-1971 (inizialmente venne radiato, poi la squalifica fu ridotta). I primi trofei giunsero tuttavia con lo Schalke 04, con cui rimase 11 stagioni, divenendo uno dei più prolifici cannonieri della Bundesliga e vincendo una Coppa di Germania. Un'altra Coppa giunse durante la militanza nel Colonia. Chiuse la carriera a 39 anni nel Bochum. Nel 1976 vinse il titolo di capocannoniere della Bundesliga. Con 268 reti è secondo nella classifica dei marcatori di tutti i tempi della Bundesliga, dietro a Gerd Müller. Giocò 45 partite nella Nazionale della Germania Ovest dal 1977 al 1982, segnando 32 gol. Ha giocato due mondiali giungendo secondo al Campionato mondiale di calcio 1982. Fischer era conosciuto particolarmente per le sue rovesciate. Per tre volte (1975, 1977 e 1982) ha vinto il premio Tor der Jahres (gol dell'anno), organizzato dalla ARD, l'emittente pubblica tedesca, grazie ad altrettante rovesciate. Una di queste, realizzata nel secondo tempo supplementare, permise alla Germania di superare la Francia nella semifinale del Campionato mondiale di calcio 1982.


 
- QUELL'INCREDIBILE NUMERO 14 - (24 marzo 2016)
   

Ci lascia Johan Cruyff. Per me è stato il più grande calciatore dell'epoca moderna, il padre di tutti i più grandi venuti dopo, negli ultimi cinquant'anni. Era il calciatore più moderno di tutti, e quando si affacciò alla ribalta lo fece prepotentemente con "la Novità" del calcio totale del suo Ajax, con quella fantastica maglia bianca con potente striscia rossa verticale e con quell'incredibile numero 14 sulle spalle, che sconvolgeva tutti noi, tredicenni di allora, abituati ancora alla rigida numerazione italica delle maglie dall'1 all'11. Perché moderno? Perché era in grado di coniugare una grande tecnica con una incredibile velocità di base, definita prima dallo scatto da fermo e poi dalla progressione palla al piede. Se ti prendeva il tempo, partiva e non lo prendevi più perché sapeva anche tenere fisicamente le distanze: chiedere a Lele Oriali nella finale Inter-Ajax di Coppa dei Campioni del 1972! Ambidestro, era dotato di tecnica raffinatissima che gli consentiva di impostare le azioni da mezz'ala/trequartista o di essere egli stesso il finalizzatore come centravanti di movimento. La struttura fisica da longilineo lo faceva apparire quasi mingherlino, mentre in realtà era tosto, nerboruto e forte nei duelli. Per non parlare di quella agilità mista a coordinazione che lo portò a segnare anche goal memorabili, come quello in un famoso Barcellona-Atletico Madrid del 22 dicembre 1973, quando segnò dopo essersi librato in aria con la gamba destra altissima per agganciare un impossibile pallone aereo. La sua generosità nel giocare a tutto campo lo fece poi diventare, forse inconsapevolmente, il profeta del calcio moderno con quell'Ajax stupefacente e con quella Olanda dominatrice di stile e forza negli anni '70. Recentemente molti santoni pensano di aver inventato il calcio moderno e totale, ma in realtà il vero marchio di fabbrica è registrato solo ad Amsterdam... e comunque anche in quell'Ajax, se non ci fosse stato un campione con la maglia numero 14 a cui dare il pallone nei momenti difficili della partita, sarebbe stato proibitivo vincere qualcosa. Senza i fuoriclasse non c'è modulo che tenga e non vinci nulla, e infatti fu proprio Johan a vincere tutto e per primo nella storia anche tre Palloni d'Oro, prima ancora dei vari Platini, Van Basten, Messi e Cristiano Ronaldo. Fu il più grande, secondo forse solo a Pelè, anche se Pelè apparteneva a un calcio più antico e soprattutto non aveva mai indossato quella incredibile maglia N°14...

       

 
- Il Vate, l'uomo che fa i miracoli... (22 febbraio 2016)
   

San Siro, sabato sera, Inter - Sampdoria, ore 20,40. Ecco in tv una zoomata esasperata in tribuna d’onore, un passaggio velato tra Bolingbroke, Ronaldo (Ronaldo chi?), Thohir, Moratti, Zanetti, Stankovic, una figura eterea, un fruscìo impalpabile, forse un ologramma? Una visione che sa di divino e fa tornare alle menti nerazzurre quell’immagine che non c’è più da tempo evaporata nel 2010 con quell’abbraccio emozionante e lancinante a Materazzi nel garage del Bernabeu. Ma è il Vate di Setuba! In carne e ossa, che si materializza e dispensa benedizioni a tutti con le tre dita tripletare della mano destra. Tutti chinano il capo per ricevere la consacrazione. Scappa qualche lacrimuccia. Poi la partita. Solito disastro, tutti schiacciati indietro, la Samp che impone il gioco per buoni venti minuti tra rischi vari e due quasi goal di Quagliarella e del Ranocchia doriano. Poi, all’improvviso, il Vate si concentra, questo è il momento, annuisce con lo sguardo e sulla fascia destra fa partire una saetta, un forte bagliore accende Biabiany che scatta a ripetizione con discese incontenibili. Le incursioni del novello Garrincha rompono l’assetto doriano e finalmente l'Inter si riversa in attacco. Corner! Battuta dall’angolo, ancora una saetta - un bagliore, ed ecco Murillo svettare non centrando la porta, ma fornendo inconsapevolmente un assist a D’Ambrosio che da tre metri non sbaglia. Facile, no? Un goal liscio, liscio che non capitava da tempo! La partita però rimane ancora in bilico. Tranquilli! Ecco, infatti, che al 12’ della ripresa, il Vate, richiamato ad alta voce dalla curva, si concentra, annuisce con lo sguardo e materializza un altro corner. Battuta di Brozovic, una saetta - un bagliore, una sponda involontaria di testa di Felipe Melo per Miranda che avvitandosi deposita in rete da tre metri; goal fotocopia del primo, facile e liscio... Ora l’Inter si distende negli spazi e gioca con la tranquillità che ricorda tanto il periodo mouriniano di quando il Vate allungava la striscia - oserei dire bestiale! - della sua imbattibilità casalinga (9 anni dal 2002 al 2011 con 125 partite, 25 pareggi tra Porto, Chelsea, Inter e Real Madrid!). Ma ecco che il Vate non si risparmia, questo è il momento, annuisce con lo sguardo e una saetta - un bagliore, concede a Icardi il terzo goal che a differenza delle occasioni simili avute e fallite dal centravanti contro Sassuolo e Carpi tiene a distanza il rinvenire dei difensori doriani e deposita in rete con un tocco delizioso. L’atmosfera è magica, il risultato di 3-0 è perfetto, il ricordo dei fasti antichi è rinverdito! A pochi minuti dalla fine, il Vate saluta tutti e dispensa le ultime benedizioni. Una saetta - un bagliore, questo è il momento, e la sua figura scompare in un attimo lasciando attoniti e increduli i presenti. Era lui o non era lui? Era lui! E lo si capisce perchè appena eclissata la sua immagine, la cruda realtà del goal di Quagliarella al 92' fa ripiombare gli interisti nella propria immensa e precaria solitudine. Mourinho, grande Mourinho, non lasciarci soli, torna a trovarci...!


 

 

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